Città in fiamme

Don Winslow città in fiamme

È uscito per i lettori italiani (HarperCollins, aprile 2022, traduzione di Alfredo Colitto) Città in fiamme, primo capitolo di una nuova trilogia di Don Winslow, che comprende anche Città di sogni e Città in cenere, di prossima pubblicazione presso il medesimo editore.

Editore che, con una mossa commerciale di ispirazione televisiva, acclude a Città in fiamme una breve anteprima della seconda parte di questa saga.

E questo è forse l’unico elemento – benché paratestuale, e con ogni probabilità indipendente dalla volontà dell’autore – gratuito e furbesco di un libro che, per il resto, conferma Don Winslow come uno dei più sicuri scrittori contemporanei.

La lettura dei romanzi di Winslow mette davanti alla verità in modo frontale, similmente a quanto avviene con il cinema di Ken Loach.

Entrambi mostrano personaggi non emblematici bensì vividi, credibili, in situazioni di estrema tensione, che possono portare alla caduta definitiva o al riscatto. Ma se in Loach la prospettiva è più spesso politica, in Winslow è morale: i criminali e i tutori della legge che popolano le sue storie vivono e operano lungo una zona di confine in cui è difficile distinguere bene e male, e in cui sovente un’azione riprovevole è l’unica possibilità di attingere a una successiva redenzione.

In Città in fiamme una famiglia irlandese e una italiana, i Murphy e i Moretti, si spartiscono il controllo del New England. L’antica amicizia tra i due gruppi criminali è in realtà attraversata da tensioni sotterranee e sottaciute brame di espansione. Che esplodono quando la comparsa della bellissima Pam Davies, presentata nelle battute iniziali del libro (“Danny Ryan guarda la donna uscire dall’acqua come una visione che emerge dai sogni del mare”, p. 9), metterà in moto una serie di azioni, reazioni, ritorsioni e vendette incrociate, in cui tutti i personaggi coinvolti paleseranno in modo sempre più esplicito la propria natura più autentica.

Ecco il punto: la verità di cui abbiamo fatto menzione, qui come in ogni opera di Winslow, si presenta sotto le sembianze di situazioni senza scampo. Che impongono di affidarsi, quasi istintivamente, alla propria vera indole.

La verità di cui pulsano i romanzi di Winslow, dunque, corrisponde come a una sintesi della vita di ciascuno, deprivata dei momenti statici o consolatori, mostrata solo negli istanti in cui ci si avvicina al proprio destino.

“Sa che sta camminando verso il bordo di un precipizio, ma in qualche modo non riesce a fermare i piedi: destro, sinistro, destro, sinistro, verso l’abisso. È come se qualcosa lo stesse spingendo, qualcosa al di là del suo controllo” (p. 325).

Il personaggio in questione è Danny Ryan, marito di Terri Murphy, figlia di John, capofamiglia della fazione irlandese.

Ryan, il vero protagonista di Città in fiamme, è quello che meglio degli altri si dimostra capace di modellare la propria personalità sugli eventi via via più conflittuali (e sanguinosi) che segnano i rapporti tra le due fazioni. Acquisterà un ruolo sempre più centrale, ma nel contempo – per una specie di contrappasso – vicende intime gli imporranno di calibrare ogni decisione, figurando gli esiti che essa produrrebbe sia per la côté irlandese sia per il proprio specifico nucleo familiare.

Anche in Città in fiamme – romanzo sorretto da un ritmo incalzante, popolato da personaggi fortemente caratterizzati e attraversato da un disincanto che, di nuovo, sembra una testimonianza di verità – Don Winslow ci presenta una storia appassionante, articolata e imprevedibile, in cui il lettore è chiamato a un doppio compito: quello, feriale, di abbandonarsi a una narrazione godibilissima, calibrata con maestria; e pure quello di partecipare ad accadimenti complessi dal punto di vista non solo narrativo, ma anche morale.

Forse, viene da pensare leggendo le opere di Don Winslow, l’epica contemporanea è rappresentata dai migliori libri polizieschi.

“Comunque, Danny è nervoso. Anzi, terrorizzato, se deve essere onesto, mentre si dirige sul posto. Non sa nemmeno perché lo sta facendo, forse per i tre amici uccisi, o perché Peter l’ha fregato, o perché si sente in colpa per il fatto di aver considerato seriamente la sua offerta. Ma forse si tratta semplicemente di una vecchia abitudine che non sa abbandonare, come se dovesse sempre provare qualcosa ai Murphy” (p. 140).

 

(pubblicato su Squadernauti  il 26 maggio 2022)

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