Il silenzio

Il silenzio

Jim e Tessa, marito e moglie, sono in volo verso New York. Dove due amici – Diane, professoressa di fisica in pensione, e suo marito Max – li attendono per guardare insieme la finale del Super Bowl del 2022. Con loro c’è anche Martin, enigmatico ex studente di Diane e a sua volta insegnante di fisica in un istituto superiore del Bronx.

A un certo punto, di colpo, tutti gli strumenti tecnologici (del mondo?) smettono di funzionare. Dunque anche le apparecchiature dell’aereo su cui stavano volando Jim e Tessa, e lo schermo televisivo gigante su cui Diane, Max e Martin stavano seguendo le fasi preliminari all’incontro di football americano.

Così inizia Il silenzio di Don DeLillo, uscito nel febbraio del 2021 per Einaudi nella traduzione di Federica Aceto, e ora riproposto (gennaio 2022) in edizione tascabile.

Così inizia e, potremmo dire, così si conclude l’opera, composta da settantasei pagine stampate con un carattere di dimensioni non piccole, che ravvivano uno dei dubbi più ostici dei recensori: racconto lungo o romanzo breve?

Ma se è vero che l’accadimento narrato è uno soltanto, esso è così clamoroso da scatenare profonde ripercussioni sulla psicologia e sul comportamento dei cinque personaggi.

L’aereo riuscirà poi a indovinare un atterraggio di fortuna. Jim e Tessa, feriti lievemente ma sotto choc, decidono di raggiungere a piedi la casa di Diane e Max. E nel silenzio mastodontico della città, che svuotata di ogni segnale della modernità sembra proiettata in una dimensione fuori dal tempo, ecco che un’inattesa figura compare a impadronirsi della scena: quella di una podista che si sta allenando. È l’agognato riconoscimento del presente, ma è anche l’ostensione di una passione privata, forse di una mania.

E in effetti, quando i cinque saranno riuniti, verrà abolito il piano della comunicazione intesa come tessitura di una trama comune. Paura dell’ignoto (cosa è successo? Un’invasione aliena? Un attacco terroristico? Un cataclisma? Di quale gravità ed estensione?) e ansia del futuro (sarà ancora possibile vivere senza il conforto della tecnologia?) libereranno il lato più infantile e istintivo di ciascuno.

È come se, mediata dalla tecnologia, la comunicazione non fosse più l’inevitabile relazione tra sé e il mondo – relazione pulsante e multiforme, che mette in crisi di continuo ogni posizione assunta – bensì ambito di sicurezza, ribadimento perpetuo della propria prospettiva esistenziale. Ma quando la tecnologia scompare?

Dice a un certo punto Martin: “Nessuna notizia da parte di nessuno, in nessun luogo. È il momento di stare fermi, seduti” (p. 74).

Ecco il punto: oggi, sembra dirci DeLillo, la comunicazione non è più scambievole, equivale al mero gesto di dare notizie di sé o di riceverne da altri, e l’obliterazione della tecnologia mette in scacco questo modo di comunicare univoco, al di qua del rischio.

L’assenza della tecnologia – impedendo la circolazione delle notizie – porta dunque all’afasia, all’inazione.

Tessa arriva a far coincidere la tecnologia con la natura, con la vita: “Ma adesso voglio soltanto andare a casa. Insieme a Jim. Dovremo farcela a piedi, ma va bene, sì, tanto è giorno. Ci sarà il sole? O non ci sarà nessuna traccia del sole nel cielo? Chi sa cosa significa tutto questo? La nostra normale esperienza ha semplicemente subito una battuta d’arresto? Stiamo assistendo a una deviazione della natura?” (pp. 81-2).

Chiude il volume Uomo alla finestra, un brevissimo saggio scritto da Don DeLillo per l’edizione tascabile dell’opera, uscita negli Stati Uniti nel 2021. Che in qualche modo, proponendo al lettore le sensazioni patite dall’autore durante il primo confinamento per la pandemia da Covid-19, incornicia la narrazione che lo precede. In entrambi i casi, un inopinato evento globale imporrebbe l’assunzione di nuove regole e l’abbandono delle certezze fin lì accumulate. Ma, in realtà, conduce all’immobilità, riduce la presenza umana a puro sguardo.

E allora rimangono le passioni private, forse le manie. Rimangono i podisti che si impadroniscono della scena, in un mondo dove è possibile solo la coesistenza di miliardi di solitudini irrelate.

 

(pubblicato su Squadernauti il 16 febbraio 2022)

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