Ieri, con gli allievi del laboratorio di scrittura

Beppe Fenoglio

Ieri, con gli allievi del laboratorio di scrittura, abbiamo parlato de “Il gorgo” di Beppe Fenoglio, che reputo il più bel racconto italiano del Novecento.

Intanto, smettiamo di dire che la lettura di Giovanni Lindo Ferretti circolante in Rete è bella: fa pena. Ferretti legge come un bambino di seconda media e si inciampa pure due-tre volte: almeno la decenza di prepararsi, prima di una lettura pubblica. Chissà cosa sarebbe “Il gorgo” letto da, non so, Ivano Marescotti.

Ma non volevo parlarvi di questo. La mia idea, ieri, era quella di analizzare un racconto pressoché perfetto, e capire assieme agli allievi perché “Il gorgo” possa essere considerato un racconto pressoché perfetto. Invece è finita che ci siamo emozionati tutti, nel leggerlo rileggerlo parlarne, e quanto è stato difficile rimanere chiuso nel mio ruolo di docente.

Poi stamattina ho fatto un pensiero semplice. Mi sono ricordato di quando Umberto Eco – erano i primi anni Novanta del secolo scorso, in piena Tangentopoli – ha scritto che una sera, anziché leggere la stampa del giorno o vedere i telegiornali, si era seduto sul divano ad ascoltare Arturo Benedetti Michelangeli. E si era domandato se lasciarsi andare al godimento estetico, tralasciando di aggiornarsi su quanto era successo, fosse legittimo.

Ieri, a un certo punto, ho visto la metà dei miei allievi con gli occhi lucidi.

So bene che emozionarsi non è fare la rivoluzione. Forse è proprio il contrario: le energie adoperate per una questione privata, come direbbe Fenoglio, anziché pubblica. Però magari emozionarsi, sapere che la vita non è solo fatica e orrore ma anche ineffabile mastodontica bellezza, ecco, può lenire la pena di esistere, e se tutti si ricordassero che c’è anche la bellezza, chissà, le ambizioni di guadagno, di distinzione, di potere, interesserebbero assai meno, perché a me sembra che guadagno, distinzione e potere interessino alle persone che non hanno un rapporto con la bellezza, e così stai a vedere che se tutti la conoscessero e frequentassero, la bellezza, fare la rivoluzione non sarebbe più necessario, perché non ci sarebbe più niente e nessuno contro cui farla, e in fondo quel che volevo dire – parlo troppo – è: cari genitori, educate i vostri figli alla bellezza.

 

(pubblicato su Facebook il 23 maggio 2021)

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