Ora dico una cosa

Ora dico una cosa.

Mi manca Sampierdarena. E mi manca, di Sampierdarena, soprattutto la violenza. Quella che provavo, o almeno vedevo, annusavo, ogni giorno. Non mi sono rimbecillito: statemi a sentire.

Mentre da bambini giocavamo a pallone (non “a calcio”: da bambini si gioca a pallone) al campetto di Villa Scassi, sulle panchine attorno a noi i tossici si bucavano. E ogni tanto qualcuno crollava dalla panchina – con quel rumorino da niente che fanno i tossici quando crollano dalle panchine – in overdose.

Da lì non ho mai smesso di stare accanto – quando non dentro, ma lasciamo stare – alla violenza, alla consapevolezza di essere, io come tutti, a repentaglio. E mi trovavo bene, in fondo, in quel trovarmi male.

Poi mi sono trasferito ed è successa la cosa strana per cui, da queste parti, ho l’impressione che nessuno si senta assediato, che tutti confidino come in un tempo infinito davanti a sé.

Ma io così mi sento a disagio. Mi sembra di diventare qualcosa che sta, al massimo qualcosa che fa, invece ho bisogno di quelle brutte facce sampierdarenesi pronte a dirmi senza dirmelo che siamo animali costretti in questo spazio e in questo tempo angusti, o no?, ricordo quando da ragazzini X e Y volevano coinvolgermi in quella rapina andata male e ogni tanto mi domando: e se avessi accettato?

Lo so che più si invecchia più ci si dovrebbe disinteressare del mondo e mettere in dialogo con gli ingranaggi dell’universo, col suo ritmo. Va bene. Ci sto provando anche io. Mollare la presa, levare bagaglio, presentarsi alla fine più magri che si può. Giustissimo: il mondo non è mica nostro.

Però nel frattempo ci siamo, al mondo, e siamo a repentaglio, e non abbiamo un tempo infinito davanti a noi, e senza quelle facce sampierdarenesi di gente sotto assedio è tutto troppo bello per essere vero, e infatti la verità non funziona così, è da ieri che penso cosa sarebbe di me il giorno in cui mi dimenticassi di Sampierdarena, magari diventerei come quelli che dicono di stare sempre bene, che sorridono sempre, e magari stanno veramente sempre bene, ma come si fa a essere così disattenti, quasi quasi chiamo X e Y e organizzo una rapina, ma cosa chiamo, chi chiamo, X è morto e mi hanno detto che Y è dentro, speriamo che almeno la memoria di Sampierdarena non mi abbandoni, scusate la logorrea ma che fatica essere ragionevolmente sereni senza esserci abituati.

(pubblicato su Facebook il 20 gennaio 2021)

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