La storia del mondo

Nella lettura di un libro, come in ogni esperienza, ci si perde o ci si ritrova?

Si legge un libro per smarrirsi in universi sconosciuti. È antico l’adagio secondo cui il lettore moltiplica la propria vita per il numero di libri letti. Dunque la propria vita non basta, se no non si avvertirebbe il bisogno di avventurarsi in altre.

Oppure no, si legge per imparare, per accrescere la conoscenza, per confermarsi nel proprio ruolo e nella propria posizione. Immobili in un punto, quello giusto!, e sempre più radicati. Ma anche in questo caso la lettura sembra proprio un aiuto indispensabile, un concime senza il quale le nostre radici non avrebbero sufficiente nutrimento.

E se si pensasse invece che nella vita c’è già tutto, che il nostro desiderio di levare o di aggiungere fosse un sentimento presbite? Allora ogni libro letto, ogni esperienza fatta, tornerebbero dentro la vita, ne farebbero parte in modo naturale, inevitabile, come il respiro, come il battito del cuore.

I libri, e le esperienze, non sarebbero più vie di fuga né alimenti di pronta assimilazione. Sarebbero vita che va, che viene vissuta perché le succeda altra vita.

E le vicende contenute in ogni libro, così come le vicende che compongo un’esistenza, apparterrebbero alla sola storia mia, tua, nostra, di tutti, la storia del mondo.

 

(pubblicato sulla rivista Squadernauti, numero unico, giugno 2019)

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