La realtà

Se non ricorresse ai suoi stratagemmi, il mondo sarebbe impraticabile per Attilio.

Li adotta in gran segreto da quando era alto così, e oggi che ha settantadue anni funzionano ancora.

Là c’è un semaforo? Attilio calcolerà di raggiungerlo in venti passi, arriverà né un passo prima né un passo dopo, quindi potrà attraversare la strada sicuro che nessuna automobile lo falcerà.

Nella piazza del duomo sentirà squillare il telefonino? Ad Attilio basterà rispondere con una frase di tre parole (né due né quattro) per scongiurare l’ipotesi di un terremoto, di un crollo.

Imboccato il viale che lo condurrà a casa, metterà le mani nelle tasche del soprabito e avvertirà la presenza di alcune carte di caramella? Se Attilio svuoterà le tasche nel solito modo, cioè buttando una carta in ciascuno degli otto cestini della spazzatura che incontrerà prima del suo portone (perché le carte saranno infallibilmente quattro per tasca), potrà ritrovare l’appartamento preso in affitto ventisei anni prima, entrarvi sano e salvo, mettersi in tuta da ginnastica, prepararsi qualcosa per pranzo.

Inizierà come sempre dalle carte della tasca sinistra. Primo cestino, prima carta. Secondo cestino, seconda carta. Terzo cestino, terza carta. Quarto, quarta.

Poi le carte della tasca destra. Quinto cestino, prima carta. Sesto cestino, seconda carta. Settimo, terza. Ottavo…

Un momento.

L’ottava carta? Dov’è? Le dita tastano, grattano. Niente. Attilio si ferma. Rovescia la tasca. La rimette al dritto. Oh.

Prosegue a passettini, timoroso che le gambe non lo sorreggano. Ma come. Se sono anni che, ogni sera, infila quattro carte in ciascuna delle due tasche del soprabito, o dei pantaloni quando fa caldo. Otto cestini, otto carte.

Cosa è successo? L’ottava carta sarà caduta? Ma dove: adesso lungo il viale, o la sera prima dentro casa? Oppure, contando male, ne avrà infilata in tasca una di meno? Ma soprattutto, cosa è ancora possibile fare per salvarsi?

Giunge all’altezza della rampetta di scale sotto il suo portone. Otto cestini, sette carte.

Non è più possibile fare niente. Addio, nascondiglio di una vita. Attilio guarda la rampetta. Il portone. Per la prima volta, a settantadue anni, si sente perfettamente solo. Eppure.

Eppure prova, anziché sgomento, qualcosa tra la vergogna e l’eccitazione: come se fosse nudo.

Si volta di qua, di là. Case, persone, alberi, la strada, e quella luce, quel cielo. Eccola, la realtà. Finalmente.

 

(pubblicato su Argo. Numero di mAgia, 2019)

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