È tardi

C’è un metodo infallibile per scoprire a chi rivolgi davvero la tua opera, scrittore.

Hai appena finito di scrivere un libro. Ti sembra proprio riuscito. Di più: sei certo che sia un capolavoro, tua madre e il tuo editore sono d’accordo con te, anche quel paio di famosi critici che ne hanno letto le bozze sono rimasti ammirati. Bene. Ho una piccola richiesta da farti: pubblica il libro in forma anonima.

Ora domandati perché non riesci ad accettare la mia piccola richiesta.

Domandati dunque il motivo profondo di tutto quel tempo impiegato a leggere, documentarti, scrivere, cestinare, riscrivere, chiedere pareri; di tutto quel tempo speso in dibattiti e polemiche, per non dire delle presentazioni, i convegni, gli interventi sui quotidiani, sulle riviste accademiche, persino quel saggio a quattro mani con un autore dalla poetica così lontana dalla tua.

Per poi scoprire, una volta prossimo alla fine, che vivere ribadendo ossessivamente il tuo nome non ti ha fornito il benché minimo equipaggiamento esclusivo: sei invecchiato, proprio come tutti, anche tu; stai morendo, proprio come tutti, anche tu.

E adesso che, se io potessi tornare indietro, accetterei senza la minima difficoltà di pubblicare tutte le mie opere in forma anonima; adesso che, anzi, mi vergogno di quell’antico e insensato rifiuto; adesso, o mio lettore, è tardi.

 

(pubblicato su Squadernauti il 13 novembre 2015. Illustrazione originale di G. C. Cuevas)

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