In coda alla cassa centrale del Conad con Agata che scappa di qua e di là

In coda alla cassa centrale del Conad con Agata che scappa di qua e di là.
Dietro di me due ragazzini agitatissimi. Parlano in sardo, mimando la voce degli adulti.
Ridono. Urlano. Appena il tempo di pensare: “Età di merda” che uno dei due mi viene addosso.
Mi volto. Metto su uno sguardo di quelli che sa mettere su solo chi ha trascorso l’adolescenza a Sampierdarena.
I ragazzini si pietrificano.
Mi volto in avanti. Agata non c’è più.
Guardo a destra. Non c’è. Guardo a sinistra. Non c’è. Guardo indietro. I ragazzini fissano il pavimento. Non c’è. Mi sento le gambe di marmellata. Mi passo una mano in faccia. Esco dalla fila, vado sino alla prima cassa a sinistra. Non c’è. Torno in fila. Voglio piangere. Esco dalla fila, vado sino alla prima cassa a destra. Non c’è. Torno in fila. Voglio morire.
Guardo la cassa davanti a me. La cassiera mi fa l’occhiolino e indica in basso. Chiedo permesso. Agata sta estraendo i sacchetti di plastica da sotto la cassa. La acchiappo, la bacio la sgrido la bacio la sgrido la bacio la sgrido.
Ringrazio tre volte la cassiera.
Torno in fila scodinzolando.
I ragazzini applaudono.
Mi volto. Ne abbraccio e bacio uno. L’altro afferra Agata che stava scappando.

 

(publicato su Facebook il 22 novembre 2014)

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