Umano e disumano

“Gli avvenimenti umani hanno senza dubbio due facce. Una drammatica e una indifferente. Tutto cambia a seconda che si tratti dell’individuo o della specie. Nelle sue migrazioni, nei suoi movimenti imperiosi, la specie dimentica i propri morti” (p. 47).

“Invece di affermare i diritti dell’uomo attraverso gli individui, abbiamo iniziato a parlare dei diritti della collettività. Abbiamo visto introdursi insensibilmente una morale del collettivo che trascura l’uomo” (p. 58).

“Combatterò per l’uomo. Contro i suoi nemici. E così anche contro me stesso” (p. 65).

“Non mi importa di essere ucciso in guerra, né di subire un attacco furioso di questa specie di siluri volanti che non hanno più niente a che vedere col volo […]. Ma se ritorno vivo da «questa missione necessaria e ingrata», per me non si porrà che un solo problema: che cosa si può, che cosa si deve dire agli uomini?” (p. 85).

La vita di ciascuno, sembra dirci Saint-Exupéry, è una battaglia quotidiana contro la propria e altrui disumanizzazione.

E la scrittura, viene da chiedersi? È testimonianza di questa battaglia, o diserzione?

Diciamolo con parole più chiare e coraggiose: la scrittura è umana o disumana?

 

(Antoine de Saint-Exupéry, Lettera al generale X e il senso della guerra, Piano B Edizioni, 2014, traduzione di Francesca Goti).

 

(pubblicato su Squadernauti il 2 settembre 2014)

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